Macchine virtuali e PDF: le future reliquie del passato
Edizione Python Edizione JVM Blog … libreria —> Macchine virtuali e PDF: future reliquie del passato di Konrad Hinsen, pubblicato il 09 set 2014 Un recente tweet di Greg Wilson coglie nel segno: le immagini delle macchine virtuali sono semplicemente PDF eseguibili. Se oggi li utilizziamo per la riproducibilità, domani le persone dovranno armeggiare con strumenti estrattivi per analizzarne il contenuto.
In effetti, sia le macchine virtuali che i PDF sono stati progettati per uno scopo molto specifico, ma tale scopo non è l’editoria scientifica. I PDF sono stati concepiti per catturare in un file informatico il contenuto esatto delle pagine stampate su carta. Esistono ovviamente ottime ragioni per farlo, ed è proprio questo che ha reso i PDF così popolari. Le macchine virtuali sono state create per rendere trasportabile da un computer fisico a un altro un intero stack software, dal sistema operativo alle applicazioni.
Anche in questo caso vi sono valide motivazioni, motivo per cui le macchine virtuali hanno guadagnato ampia diffusione. Sia i PDF che le macchine virtuali sono stati adottati nell’ambito dell’editoria scientifica per comodità: si trattava di tecnologie consolidate che sembravano rispondere a un’esigenza immediata. I PDF hanno sostituito la carta stampata come supporto editoriale per la scienza, realizzando una transizione minima verso l’editoria elettronica: è cambiato solo il supporto.
Se stai facendo acquisti: — Corsi interattivi di Python e scienza dei dati codificati direttamente nel browser.
Tuttavia, l’editoria elettronica avrebbe potuto offrire molto di più: dati grezzi e metodi computazionali potrebbero essere leggibili dalle macchine e quindi riutilizzabili da altri. Le macchine virtuali offrono un modo a basso sforzo per archiviare e pubblicare calcoli in maniera minimale, senza richiedere modifiche al software e ai formati di file attualmente in uso. Ma anche in questo caso si perde una grande opportunità di fare meglio, rendendo dati e codice accessibili e riutilizzabili.
ActivePapers è stato specificamente progettato per affrontare queste problematiche e rappresenta forse il primo formato di file concepito ponendo al primo posto le esigenze dell’editoria scientifica. Un ActivePaper combina dataset e il codice che li elabora, in modo da consentire il riutilizzo dell’uno o dell’altro (o di entrambi, naturalmente) con piena tracciabilità.
Per fare scienza non solo in modo riproducibile, ma anche aperto, questo aspetto è fondamentale. commenti offerti da Disqus
Approfondimenti
- Macchina virtuale — Wikipedia
Impara Python codificando nel tuo browser
Corsi interattivi di Python e scienza dei dati codificati direttamente nel browser